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Le foreste attorno alle città possono aiutare a ridurre la mortalità urbana, in particolare quella legata a temperature estreme (caldo e freddo), e, in misura minore, agli effetti dell’inquinamento atmosferico[1]. La loro efficacia dipende però dalla scelta delle specie di alberi piantate. È quanto emerge dallo studio pubblicato sulla rivista Communications Earth & Environment del gruppo Nature, realizzato e coordinato da ENEA, in collaborazione con Università di Milano-Bicocca, Cnr e Istituto ACRI-ST, Sophia-Antipolis (France). Nello studio sono stati presi in esame diversi scenari di piantumazione di alberi nelle aree attorno a Firenze e ad altre due città europee[2] - Zagabria (Croazia) e Aix-en-Provence (Francia) - valutando il loro impatto su isole di calore, qualità dell’aria e mortalità e quantificando i costi sanitari associati.
“Il verde urbano è efficace solo se progettato con cura e scegliendo le specie più adatte al contesto urbano, considerando che alcuni alberi emettono numerosi composti organici volatili che contribuiscono alla formazione di inquinanti atmosferici secondari, peggiorando così la qualità dell’aria”, spiega il ricercatore Alessandro Anav del Laboratorio ENEA Modelli e servizi climatici, autore dello studio insieme alle colleghe del Dipartimento Sostenibilità Alessandra De Marco, Ilaria D’Elia e Beatrice Sorrentino.
Per valutare i benefici del rinverdimento i ricercatori hanno simulato due strategie di piantumazione: nel primo caso è stata considerata la quercia farnia (Quercus robur), una specie ad alte emissioni di composti organici volatili biogenici (BVOC), mentre nel secondo caso sono state prese in esame specie a basse emissioni di BVOC come il pino domestico (Pinus pinea) e il pino nero (Pinus nigra). I composti organici volatili biogenici sono sostanze comunemente emesse dalle piante come meccanismo di difesa, ad esempio, da insetti o patogeni o da stress ambientali. Di per sé non sono tossici, ma in atmosfera reagiscono con altri composti, contribuendo alla formazione di ozono troposferico e particolato fine (PM2.5). Questi ultimi peggiorano la qualità dell’aria e possono causare problemi respiratori e cardiovascolari alle persone, aumentando mortalità e ricoveri.
Dallo studio emerge che la piantumazione di specie ad alta emissione di BVOC comporta in genere un aumento delle concentrazioni di PM2.5: in media, su scala urbana, l’incremento è dello 0,80% a Firenze e ad Aix-en-Provence e dello 0,12% a Zagabria. Al contrario, l’uso di specie a basse emissioni di BVOC determina variazioni più contenute di PM2.5, con un aumento dello 0,35% a Firenze e dello 0,30% ad Aix-en-Provence, e una lieve diminuzione a Zagabria (-0,07%).
Per quanto riguarda il fenomeno delle isole di calore, i risultati mostrano come nelle tre città campione le foreste periurbane hanno un impatto limitato sulle temperature massime estive. “Questo perché le temperature diurne dipendono prevalentemente dalle condizioni meteorologiche di larga scala; di conseguenza, la vegetazione esercita solo un’influenza marginale sulla modulazione della temperatura urbana. Al contrario, le due strategie di piantumazione hanno un impatto più evidente sulle temperature minime che si verificano tipicamente di notte e sono maggiormente influenzate dalle condizioni locali”, aggiunge Anav.
Per quanto riguarda la mortalità generale, nei diversi scenari di piantumazione i risultati mostrano che le foreste periurbane contribuiscono a ridurre in città gli effetti negativi sulla salute legati principalmente allo stress termico e, in misura minore, all’inquinamento dell’aria. Ad esempio, a Firenze la messa a dimora di specie a basse emissioni BVOC comporta una riduzione di 0,9 decessi ogni 100.000 abitanti, mentre piantare alberi a forti emissioni BVOC porta a una riduzione di 0,4 decessi ogni 100.000 abitanti. In entrambi gli scenari analizzati la diminuzione della mortalità è legata alle diminuzioni dello stress associato alle alte temperature. “E in una popolazione che tende ad invecchiare, le giornate particolarmente calde possono avere impatti significativi”, prosegue il ricercatore ENEA.
Nelle altre città analizzate si sono osservati andamenti caso-specifici. Ad esempio, ad Aix-en-Provence, piantare specie a bassa emissione riduce significativamente la mortalità legata al freddo, mentre a Zagabria diminuiscono i decessi causati da alte temperature piantando specie ad alta emissione. “Senza entrare nel dettaglio, queste differenze ci dicono che le soluzioni verdi vanno pensate a livello locale. Una soluzione valida ovunque è una semplificazione che potrebbe generare impatti aggiuntivi anziché proteggere la popolazione”, spiegano i coautori dello studio Maurizio Gualtieri, professore presso l’Università di Milano-Bicocca, e Ilaria D’Elia, ricercatrice del Laboratorio ENEA Modelli e misure per la qualità dell’aria e osservazioni climatiche.
Inoltre, i risultati dello studio evidenziano come l’aumento dell’urbanizzazione, soprattutto se associato alla completa rimozione della vegetazione urbana e periurbana, determinerebbe un significativo incremento dei costi legati alla maggiore mortalità e alle ospedalizzazioni. L’aumento di mortalità, dovuto principalmente ai giorni di stress termico, è risultato maggiore a Zagabria (+59,4%), seguita da Firenze (+13%) e Aix-en-Provence (2,9%), con un impatto economico stimato fino a 560 milioni di euro a Firenze (708 milioni a Zagabria e 158 milioni a Aix-en-Provence).
Ogni anno, milioni di persone muoiono nel mondo a causa di malattie cardiovascolari e respiratorie associate all’esposizione a elevate concentrazioni di inquinanti atmosferici, soprattutto particolato fine (PM2.5), biossido di azoto (NO₂) e ozono (O₃). Solo in Europa, l’esposizione a PM2.5, NO₂ e O₃ ha causato rispettivamente 182 mila, 34 mila e 63 mila decessi, mente in Italia la stima complessiva è pari a circa 43 mila morti[3]. Ondate di calore e i periodi di freddo intenso contribuiscono ad aumentare la mortalità, oltre alla scarsa qualità dell’aria.
Per lo studio completo: Leveraging peri-urban forests to reduce temperature and air pollution-related urban mortality in European cities
[1] I benefici dell’aumento della copertura arborea urbana sulla mortalità associata all’inquinamento sono ampiamente riconosciuti: uno studio recente condotto su 744 città europee mostra che, rispetto alla copertura arborea attuale, un incremento del 5% della copertura della chioma all’interno di ciascuna città potrebbe prevenire 4.727 decessi prematuri, mentre un aumento della copertura della chioma del 30% potrebbe evitare 11.974 decessi prematuri all’anno.
[2] Le città sono state scelte in base alle loro caratteristiche climatiche e morfologiche, alla densità urbana e ai livelli di inquinamento. Si tratta di città del bacino del Mediterraneo, una regione particolarmente vulnerabile agli effetti combinati del cambiamento climatico e dell’inquinamento atmosferico, dove è previsto un aumento della mortalità legata al caldo. Inoltre, sono città dell’entroterra, circondate da colline, una configurazione che limita la circolazione dell’aria e favorisce l’accumulo di inquinanti. Questi contesti dispongono anche di pochi spazi per la creazione di grandi parchi o foreste urbane e presentano livelli di inquinamento che superano spesso le soglie di sicurezza definite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
[3] Fonte EEA