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Antartide paesaggio con ricercatori
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Ricerca: dall’Antartide allo spazio, come la base Concordia prepara a vivere su Luna e Marte

È soprattutto umana oltreché tecnologica la sfida affrontata dai partecipanti alle spedizioni in Antartide, che ogni anno trascorrono in completo isolamento nove mesi nella stazione italo-francese Concordia, a 3.200 d’altezza. Lo ha evidenziato la ricerca psicologica e biomedica condotta all’interno della base che oggi rappresenta l’avamposto più remoto del pianeta, persino più inaccessibile della Stazione Spaziale Internazionale in caso di emergenze.

Gestita dall'IPEV francese e dal PNRA[1] italiano, per conto del quale ENEA cura la logistica, la base Concordia è diventata il miglior luogo sulla Terra per studiare l’adattamento umano in ambienti ICE (Isolated, Confined and Extreme) e trasferire le conoscenze acquisite alle esplorazioni spaziali, anche grazie alla collaborazione ventennale con l’Agenzia Spaziale Europea (ESA).

A Concordia, il team di winter over, composto quest’anno da 12 membri, si trova a vivere i nove mesi dell’inverno antartico in spazi confinati, con risorse limitate e un ambiente esterno ostile. Questa combinazione di fattori rende la stazione un luogo molto simile a una futura base lunare o marziana, permettendo di anticipare possibili problematiche di tipo psico-fisico e testare contromisure in modo realistico.

“Esposizione a temperature estreme, che scendono fino a -80 °C, carenza d’ossigeno per l’alta quota, assenza di luce solare per circa quattro mesi sono tra i fattori che mettono alla prova resistenza fisica e psicologica dei partecipanti”, commenta Denise Ferravante, psicologa e ricercatrice ENEA, responsabile per il PNRA del supporto psicologico, della selezione e formazione del team winter over, che quest’anno sta vivendo già da circa 2 mesi in completo isolamento nell’ambito della 22a Campagna di ricerca.

A questi fattori di stress si aggiunge l’isolamento totale. “Durante il periodo invernale, nessun rifornimento e nessuna evacuazione sono possibili. Paradossalmente, mentre un equipaggio in orbita sulla Stazione Spaziale Internazionale può rientrare sulla Terra in poche ore, chi si trova a Concordia deve fare affidamento esclusivamente sulle proprie risorse”, prosegue Ferravante.

Psicologia dell’isolamento: stress sociale e adattamento, convivenza forzata e dinamiche di gruppo

“Gli studi mostrano che una delle dimensioni più critiche è quella sociale, dovuta alla convivenza per lungo periodo in un ambiente isolato e in un gruppo multiculturale”, spiega ancora Ferravante. “Differenze di età, cultura ed esperienze pregresse possono amplificare incomprensioni, dissidi e reazioni emotive intense. Inoltre, nei mesi di isolamento può manifestarsi la winter-over syndrome, caratterizzata da alterazione della capacità di concentrazione e memoria, nervosismo, apatia, umore depresso, irritabilità e insonnia, sintomatologie accentuate anche dall’alterazione dei ritmi circadiani legati ai periodi luce-buio”.

Habitat e ambiente sociale caratterizzati da routine e monotonia sono ulteriori fattori di stress, equivalenti a quelli da gestire nelle future missioni spaziali di lunga durata.

“I nostri studi dimostrano che i rischi per la salute psicologica possono essere mitigati attraverso contromisure efficaci”, spiega Ferravante. “È importante quindi sviluppare protocolli di selezione e formazione del personale mirati, ma anche sviluppare metodi per ottimizzare il funzionamento del team attraverso strategie di comunicazione, collaborazione e risoluzione dei conflitti, ottimizzando esperienze affettive e cognitive”, conclude Ferravante.

La ricerca psicologica sull’adattamento agli ambienti estremi oltre che essere di estrema importanza per le future missioni nello spazio profondo può essere utile per gruppi che operano in condizioni di isolamento, come piattaforme petrolifere e basi scientifiche remote.

Oltre alla ricerca biomedica, la stazione Concordia è anche un banco di prova tecnologico per la telemedicina, i sistemi di supporto vitale, la gestione energetica e le comunicazioni in ambienti isolati che trovano in Antartide un terreno ideale di sperimentazione.

A cura di: Roberta Cosmi - Ufficio stampa e relazione con i media –

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Note

[1]Le missioni italiane in Antartide sono condotte nell’ambito del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA), finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) e gestito dal Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) per il coordinamento scientifico, da ENEA per la pianificazione e l’organizzazione logistica delle attività presso le basi antartiche e dall’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) per la gestione tecnica e scientifica della nave rompighiaccio Laura Bassi. Durante le campagne invernali a Concordia vengono realizzate attività di ricerca e manutenzione della base.

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