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Ambiente: Golfo della Spezia, ENEA mappa l’impatto della attività umane sugli habitat marini
Tra i più vulnerabili Posidonia oceanica e coralli. Simulate con successo anche azioni di tutela
Nel Golfo della Spezia ENEA ha individuato gli habitat marini più esposti al rischio di degrado a causa delle attività umane applicando - per la prima volta nel Mar Mediterraneo - un metodo innovativo[1] che incrocia mappe degli habitat e delle pressioni antropiche con i dati sulla vulnerabilità degli ecosistemi.
Dallo studio, pubblicato sulla rivista Environmental Management, emerge che le aree a rischio più elevato si localizzano soprattutto entro i primi 250 metri dalla costa dove si concentrano sia le attività umane che gli habitat più vulnerabili. Tra questi figurano le praterie di fanerogame marine quali la Posidonia oceanica e la Cymodocea nodosa, identificate come ad alto rischio, rispettivamente per il 72,8% e il 20,6% della loro estensione totale, ma anche le colonie del corallo mediterraneo Cladocora caespitosa, il coralligeno e gli impianti di molluschicoltura. Le principali cause di rischio sono gli ancoraggi non regolamentati delle imbarcazioni, la presenza delle condotte di scarico, la vicinanza dei porti turistici e di altre attività di nautica.
“Le mappe di rischio ci aiutano a capire dove intervenire per proteggere gli habitat più vulnerabili”, spiega Alessandro Sebastiani, ricercatore del Dipartimento ENEA Sostenibilità e primo autore dello studio. “Questo modello applicato al Golfo della Spezia rappresenta un punto di partenza per una pianificazione dello spazio marittimo basata sugli ecosistemi[2], fondamentale per la tutela della biodiversità e dei servizi ecosistemici in aree fortemente antropizzate”.
Lo studio contiene anche la simulazione di azioni di tutela degli ecosistemi, quali ormeggi regolamentati, controlli più efficaci e interventi per ridurre le pressioni legate agli scarichi e alle aree portuali. In questo scenario, la superficie di habitat ad alto rischio entro 250 metri dalla costa si riduce del 78,9%.
“Queste riduzioni sono il risultato di una simulazione e mostrano il potenziale degli interventi di gestione”, precisa Elisabetta Salvatori, co-autrice dello studio e responsabile della Sezione Soluzioni Integrate e Nature-based per la rigenerazione Urbana del Dipartimento Sostenibilità ENEA. “L’approccio proposto può essere applicato anche in altre aree costiere del Mediterraneo per aiutare amministrazioni e portatori di interesse a confrontare le misure di gestione possibili e a verificarne i risultati attraverso il monitoraggio”.
Il Golfo della Spezia è un’area di grande valore naturalistico vicina alle aree marine protette di Porto Venere e delle Cinque Terre, al Parco di Montemarcello-Magra-Vara e al Santuario per i mammiferi marini “Pelagos”. Qui praterie di fanerogame, coralligeno e corallo madreporario mediterraneo dal grande interesse ecologico convivono con una crescente urbanizzazione costiera e attività impattanti come il turismo, l’acquacoltura e il trasporto marittimo.
L’attività è stata condotta nell’ambito del progetto RAISE (Robotics and AI for Socio-economic Empowerment), finanziato dalla Missione 4, Componente 2, Investimento 1.5 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – PNRR.
Articolo “Environmental Risk Assessment as a Tool to Enhance Maritime Spatial Planning in the Mediterranean Sea: The Case Study of the Gulf of La Spezia” (North-Western Italy) Sebastiani, A., Peirano, A., Barsanti, M., Lombardi C., Appolloni L., Ciuffardi T., Chiavetta C., Salvatori E. Environmental Management 76, 277 (2026). https://doi.org/10.1007/s00267-026-02559-1
Figura. Mappe del rischio per gli habitat marini nel Golfo della Spezia. A: il rischio basso è indicato in sfumature di blu, quello medio in giallo chiaro e quello alto in rosso. B: le aree a rischio nullo sono in blu, quelle a rischio basso in verde, medio in giallo e alto in rosso.
Note
[1] Habitat Risk Assessment è un modello del software InVEST ed è stato sviluppato dall’Università di Standford nell’ambito del programma Natural Capital Alliance.
[2] Ecosystem-based management.
